Parkinson: il possibile ruolo della genetica nella stimolazione cerebrale profonda

La malattia di Parkinson è una condizione eterogenea, che può manifestarsi e progredire in modo diverso da persona a persona. Per questo, la scelta del trattamento viene personalizzata sulla base di diversi fattori, tra cui età, stile di vita, funzioni cognitive, sintomi e risposta ai farmaci.

In questo scenario, la genetica potrebbe offrire nuove informazioni per orientare le decisioni sulle terapie avanzate, come la stimolazione cerebrale profonda (DBS). In particolare, l’attenzione della ricerca si è concentrata sulle varianti dei geni GBA1 e LRRK2.

GENI GBA1: benefici motori, ma attenzione alla funzione cognitiva

Le persone con Parkinson portatrici di varianti patogene di GBA1 possono ottenere dalla DBS benefici motori simili a quelli dei pazienti non portatori, con una riduzione delle discinesie, delle fluttuazioni motorie e del bisogno di farmaci.

Alcuni studi hanno però evidenziato una maggiore tendenza al declino cognitivo dopo la DBS, soprattutto nei portatori di varianti GBA1 più severe. Queste varianti sono infatti associate, in media, a un decorso più aggressivo della malattia, con una progressione motoria più rapida e una maggiore frequenza di complicanze cognitive e neuropsichiatriche.

Non è tuttavia ancora chiaro se il declino cognitivo sia direttamente legato alla DBS o rifletta la naturale evoluzione della malattia. Le evidenze disponibili sono ancora limitate e sono necessari ulteriori studi.

LRRK2: un possibile profilo più favorevole

Per i pazienti con varianti di LRRK2, le evidenze disponibili indicano una buona risposta alla DBS e ai farmaci dopaminergici. A differenza di GBA1, LRRK2 non sembra essere associato a un aumento delle complicanze cognitive o psichiatriche dopo la stimolazione.

Alcuni studi suggeriscono inoltre una progressione della malattia più lenta, che potrebbe tradursi in un beneficio più duraturo della DBS. Anche in questo caso, tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati.

Verso decisioni terapeutiche più personalizzate

Attualmente, il test genetico per GBA1 non viene eseguito di routine prima della DBS, soprattutto perché non è ancora chiaro come un risultato positivo debba modificare la decisione terapeutica.

La genetica potrebbe però essere particolarmente utile nei casi più complessi o borderline, contribuendo a valutare meglio i possibili rischi e benefici della procedura.

Per arrivare a una vera medicina personalizzata saranno necessari studi a lungo termine e multicentrici che analizzano insieme dati genetici, clinici e biologici. Anche l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire in futuro a integrare queste informazioni e a individuare i profili di pazienti che possono beneficiare maggiormente delle diverse strategie terapeutiche.

https://www.movementdisorders.org/MDS/Scientific-Issues/posts/Genetic-architecture-of-Parkinson-disease-global-initiatives-and-importance-of-underrepresented-populations.htm