Individuare precocemente le alterazioni della glicemia può aiutare a riconoscere le persone a rischio di diabete di tipo 2 prima della comparsa di complicanze. È quanto suggerisce uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Diabetology Research, che ha valutato il possibile ruolo dei test eseguiti direttamente nel luogo di assistenza, i cosiddetti Point-of-Care Testing (POCT), insieme alla valutazione dei principali fattori di rischio e alla telemedicina.
Lo screening, condotto nel settembre 2024, ha coinvolto 80 persone e ha previsto la misurazione della glicemia capillare attraverso un test rapido e la compilazione di un questionario basato sul sistema FINDRISC, che considera elementi come età, indice di massa corporea, circonferenza vita, attività fisica, alimentazione e familiarità per diabete.
Nove persone con diabete tra i partecipanti
Tra gli 80 partecipanti, 9 avevano una diagnosi di diabete, mentre 71 non risultavano diabetici. I livelli medi di glicemia erano significativamente più elevati nel gruppo con diabete: 129 mg/dL rispetto a 104 mg/dL nel gruppo non diabetico.
Tra le persone senza diagnosi di diabete, quattro hanno inoltre presentato valori di glicemia superiori a 140 mg/dL, un risultato che, secondo gli autori, rendeva necessari ulteriori accertamenti per verificare la possibile presenza di un’alterata tolleranza al glucosio.
Il valore dello screening nella diagnosi precoce
Lo studio evidenzia il possibile ruolo dei POCT nel rendere lo screening più rapido: il risultato della misurazione della glicemia è disponibile in pochi secondi e può essere valutato immediatamente, permettendo di indirizzare le persone che presentano valori o fattori di rischio sospetti verso ulteriori esami.
La combinazione tra strumenti diagnostici rapidi, questionari di valutazione del rischio e telemedicina potrebbe quindi facilitare un approccio più accessibile e personalizzato alla prevenzione del diabete.
Gli autori sottolineano tuttavia l’importanza di confermare eventuali risultati anomali attraverso gli esami di laboratorio appropriati. Lo screening, infatti, rappresenta uno strumento per individuare le persone che necessitano di ulteriori valutazioni, non un sostituto della diagnosi clinica.
Fonte: https://www.asst-brianza.it/web/uploads/studiclinici/93322a83-3c82-4bf6-baf4-cdbfe496c0a4.pdf