Nel 2024 in Italia sono stati autorizzati 669 studi clinici. Al centro di un convegno alla Statale di Milano il ruolo strategico dei dati sanitari per ricerca, innovazione e sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il patrimonio di dati sanitari prodotto dal Servizio Sanitario Nazionale, dagli IRCCS, dagli ospedali, dalle università e dai centri di ricerca rappresenta una risorsa sempre più importante per la ricerca biomedica e l’innovazione. È questo il tema al centro del convegno “La valorizzazione della ricerca biomedica ad alta intensità di dati. Prospettive scientifiche, sfide etico-regolatorie e implicazioni strategiche”, che si è svolto alla Statale di Milano.
L’incontro è stato promosso da POLHIS – Research Center for the Ethics and Governance of Health Data Ecosystems dell’Università degli Studi di Milano, insieme al Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia, al Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale e a BION – Cluster Lombardo Scienze della Vita.
Secondo i dati citati durante il convegno, nel 2024 sono stati 669 gli studi clinici autorizzati in Italia da AIFA, mentre in Lombardia sono stati coinvolti 56 centri in sperimentazioni autorizzate. Numeri che evidenziano il ruolo del sistema italiano nella produzione di dati utili alla ricerca clinica.
Tra i temi discussi anche lo European Health Data Space (EHDS), il nuovo quadro europeo che mira a facilitare l’accesso e il controllo delle persone sui propri dati sanitari e, allo stesso tempo, a consentirne il riutilizzo per finalità di interesse pubblico, tra cui ricerca scientifica, innovazione e politiche sanitarie.
«La disponibilità di grandi dataset sanitari di elevata qualità sta diventando un elemento di competitività scientifica, industriale e geopolitica», ha sottolineato Gianluca Vago, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia della Statale di Milano, evidenziando la necessità di governare l’accesso a questo patrimonio informativo.
Una delle questioni centrali riguarda infatti la definizione di modelli per valorizzare economicamente e strategicamente i dati sanitari, garantendone al tempo stesso un accesso trasparente e regolamentato. L’obiettivo è evitare sia un’eccessiva chiusura che possa ostacolare ricerca e innovazione, sia un utilizzo dei dati in cui il valore generato venga intercettato prevalentemente da soggetti esterni al sistema che li ha prodotti.
La discussione si inserisce così nel più ampio processo di trasformazione digitale della sanità, in cui i dati possono contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze, strumenti di intelligenza artificiale, tecnologie e soluzioni per la cura, oltre a rafforzare la ricerca e il Servizio Sanitario Nazionale.