Una nuova strategia terapeutica personalizzata mostra risultati promettenti nel trattamento del melanoma ad alto rischio. La combinazione del vaccino terapeutico a mRNA intismeran autogene con l’immunoterapico pembrolizumab ha raggiunto gli obiettivi principali dello studio di fase III INTerpath-001 in pazienti con melanoma completamente rimosso chirurgicamente.
Secondo i risultati preliminari, presentati ad ASCO 2026, la combinazione ha migliorato la sopravvivenza libera da recidiva e quella libera da metastasi a distanza rispetto a pembrolizumab associato a placebo. I valori numerici della riduzione del rischio nello studio di fase III non sono ancora stati comunicati.
Come funziona il vaccino personalizzato
Intismeran autogene non è un vaccino preventivo, ma una terapia costruita su misura dopo la diagnosi.
Dopo l’intervento chirurgico, il tessuto tumorale viene analizzato geneticamente e confrontato con le cellule sane del paziente. Attraverso strumenti bioinformatici vengono individuate le mutazioni specifiche del tumore e selezionati fino a 34 neoantigeni, cioè proteine anomale prodotte dalle cellule tumorali.
Il vaccino utilizza l’RNA messaggero (mRNA) per fornire all’organismo le istruzioni necessarie a produrre temporaneamente questi neoantigeni. In questo modo il sistema immunitario può imparare a riconoscere le caratteristiche del tumore e attivare i linfociti T contro eventuali cellule tumorali rimaste dopo l’intervento.
Ogni vaccino è quindi diverso, perché riflette il profilo genetico del tumore del singolo paziente.
Perché viene associato a pembrolizumab
Le due terapie svolgono funzioni complementari: il vaccino indica al sistema immunitario quali bersagli riconoscere, mentre pembrolizumab, anticorpo diretto contro il checkpoint immunitario PD-1, contribuisce a impedire che il tumore blocchi la risposta dei linfociti T.
L’obiettivo è mantenere attiva una risposta immunitaria specifica contro eventuali cellule tumorali residue e ridurre il rischio che la malattia ritorni.
Una strategia in sviluppo anche per altri tumori
La tecnologia dei vaccini personalizzati a mRNA viene studiata anche in altre neoplasie, tra cui tumore del polmone non a piccole cellule, carcinoma renale e tumori della vescica.
Se i risultati della fase III confermeranno il beneficio osservato finora, questa strategia potrebbe aprire una nuova prospettiva nell’immunoterapia oncologica: una terapia costruita sulle caratteristiche genetiche specifiche del tumore di ciascun paziente.