La caduta dei capelli può avere numerose cause. La più comune è l’alopecia androgenetica, una forma di diradamento legata a fattori genetici. Anche condizioni autoimmuni come l’alopecia areata, alterazioni della tiroide, stress, infezioni, interventi chirurgici e cambiamenti ormonali possono provocare una perdita temporanea o persistente dei capelli.
La caduta può inoltre rappresentare una manifestazione importante in oncologia, soprattutto come effetto collaterale dei trattamenti. La chemioterapia può danneggiare le cellule della matrice del follicolo pilifero, provocando un anagen effluvium: la perdita dei capelli può comparire già 1–3 settimane dopo l’inizio della terapia ed è generalmente reversibile. Tuttavia, con alcuni farmaci e schemi terapeutici, la perdita può persistere nel tempo. Anche alcuni farmaci a bersaglio molecolare e le immunoterapie possono causare forme diverse di alopecia.
Per alcuni pazienti sottoposti a chemioterapia, il raffreddamento del cuoio capelluto (scalp cooling) può ridurre il rischio e la gravità della perdita dei capelli, anche se l’efficacia dipende dal tipo di trattamento e dal farmaco utilizzato.
Una certa caduta quotidiana è fisiologica, ma un diradamento evidente, una perdita improvvisa o un’alopecia associata a una terapia oncologica meritano una valutazione specialistica. Individuare la causa permette di impostare un percorso mirato e, quando possibile, favorire la ricrescita e preservare la qualità di vita.
Quando è consigliabile consultare uno specialista?
Una perdita di capelli improvvisa, molto abbondante o localizzata, così come la comparsa di prurito, bruciore, dolore o alterazioni del cuoio capelluto, merita una valutazione dermatologica. Individuare precocemente la causa permette di distinguere tra le diverse forme di alopecia e, quando necessario, di intervenire tempestivamente.
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