Uno screening regolare può permettere di individuare precocemente il diabete di tipo 2 anche in persone che non presentano sintomi. È quanto emerge da uno studio osservazionale prospettico condotto su 135 adulti tra i 30 e i 60 anni e seguiti per 24 mesi.
I partecipanti sono stati sottoposti a controlli annuali che comprendevano glicemia a digiuno, emoglobina glicata (HbA1c), indice di massa corporea (BMI), pressione arteriosa e valutazione dello stile di vita.
Un partecipante su quattro ha ricevuto una nuova diagnosi
Al termine dei 24 mesi, 128 partecipanti avevano completato il follow-up. Tra questi, 32 persone, pari al 25%, hanno ricevuto una nuova diagnosi di diabete di tipo 2, mentre altre 41, il 32%, sono risultate in condizioni di prediabete. Il 43% è invece rimasto normoglicemico.
Particolarmente rilevante il dato relativo ai sintomi: l’84,4% delle persone alle quali è stato diagnosticato il diabete non presentava sintomi al momento della diagnosi. Un risultato che evidenzia come il diabete possa svilupparsi a lungo in modo silenzioso e come affidarsi esclusivamente alla comparsa dei sintomi possa ritardarne l’individuazione.
Obesità e familiarità tra i principali fattori di rischio
Lo studio ha evidenziato una maggiore frequenza di nuove diagnosi tra le persone con BMI elevato. Nei partecipanti con obesità, 17 su 29 hanno sviluppato il diabete, rispetto a 5 su 43 tra quelli con BMI nella norma.
Anche la sedentarietà è risultata associata a una maggiore incidenza della malattia: i nuovi casi sono stati 17 su 42 tra le persone sedentarie, rispetto a 9 su 35 tra quelle moderatamente attive e 6 su 51 tra quelle fisicamente attive.
Un ruolo importante è emerso inoltre per la familiarità. Tra le persone con parenti affetti da diabete, 22 su 51 hanno sviluppato la malattia, contro 10 su 77 tra coloro che non avevano una storia familiare. Nell’analisi multivariata, obesità e familiarità sono risultate tra i principali predittori di una nuova diagnosi, con un odds ratio rispettivamente di 3,8 e 2,9.
L’importanza della diagnosi precoce
I valori di HbA1c e glicemia a digiuno hanno mostrato differenze significative tra i tre gruppi. Alla conclusione dello studio, l’HbA1c media era pari al 5,4% nelle persone normoglicemiche, al 5,9% nei soggetti con prediabete e al 7,2% nei nuovi casi di diabete. La glicemia a digiuno seguiva lo stesso andamento, passando da 88,6 mg/dL nei normoglicemici a 105,3 mg/dL nei partecipanti con prediabete e 138,5 mg/dL nei nuovi casi di diabete.
Secondo gli autori, i risultati sottolineano il valore dello screening preventivo, in particolare nelle persone che presentano fattori di rischio come obesità, sedentarietà o familiarità per diabete. Individuare precocemente alterazioni della glicemia può infatti consentire di intervenire prima della comparsa di complicanze e favorire un migliore controllo della malattia attraverso modifiche dello stile di vita e, quando necessario, trattamenti farmacologici.
Tiroide e gravidanza, le nuove linee guida dell’American Thyroid Association
Nuove indicazioni per la gestione delle patologie tiroidee nelle donne che programmano una gravidanza, durante la gestazione e nel periodo successivo al parto. A proporle sono le nuove linee guida dell’American Thyroid Association (ATA), pubblicate nel 2026 e aggiornate rispetto alla precedente versione del 2017.
Il documento raccoglie le evidenze più recenti sulla diagnosi e il trattamento delle principali condizioni tiroidee in queste fasi della vita, dall’ipotiroidismo all’ipertiroidismo e alla malattia di Graves, fino alle patologie autoimmuni, ai noduli e al tumore della tiroide e alle disfunzioni tiroidee dopo il parto.
Durante la gravidanza la tiroide cambia
La gravidanza comporta importanti modificazioni fisiologiche che influenzano il funzionamento della tiroide e possono rendere più complessa l’interpretazione degli esami. Per questo, secondo le nuove linee guida, i valori di TSH e tiroxina libera (fT4) dovrebbero essere interpretati tenendo conto, quando disponibili, di intervalli di riferimento specifici per laboratorio e trimestre di gravidanza.
Il TSH rimane il principale indicatore dello stato tiroideo materno. In particolare, durante il primo trimestre è fisiologico osservare valori di TSH più bassi rispetto a quelli abituali al di fuori della gravidanza.
Attenzione ai fattori di rischio
Le nuove raccomandazioni sottolineano inoltre l’importanza di individuare le donne che presentano fattori di rischio per disfunzioni tiroidee e che potrebbero quindi necessitare di un controllo della funzione tiroidea durante la gravidanza.
Tra questi rientrano, per esempio, la presenza di anticorpi tiroidei, una storia personale o familiare di malattie autoimmuni della tiroide, precedenti interventi o radioterapia sulla tiroide, alcune terapie farmacologiche e condizioni associate a carenza di iodio. Il controllo è inoltre raccomandato nelle donne con una storia di infertilità o aborti ricorrenti, se non è già stato effettuato prima del concepimento.
Le linee guida sottolineano infine che la valutazione deve essere personalizzata: i risultati degli esami non devono essere interpretati isolatamente, ma nel contesto della storia clinica della paziente e della fase della gravidanza.
https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/10507256261445624